L’erba del vicino è sempre più social

E se i social network oltre a collegare persone ai capi estremi del mondo mettessero in contatto anche chi vive sullo stesso pianerottolo? Se la mancanza di relazioni con chi è più prossimo, e la difficoltà di aggregazione di comunità iperlocali, fosse, almeno  in parte, contrastata da questi strumenti? La rete, pur avendo nella sua essenza dinamiche globali, favorisce la creazioni e la proliferazione di nicchie e di community iperspecialistiche. Non solo sulla base di interessi comuni ma partendo anche da uno spazio condiviso. Si può prendere il quartiere di una città e creare una rete in cui ci sono tutti i suoi abitanti. Da qui costruire tutta una serie di interazioni che possono passare dal semplice chiedere o dare in prestito qualcosa (un film, un libro, etc.), alla risoluzione di qualche problema domestico (“Ho un tubo che perde, qualcuno sa come ripararlo?”), al prendere decisioni condivise su questioni che riguardano tutti, come quale tipo di illuminazione adottare per una strada.  Un ampio spettro di possibilità che vanno da una versione 2.0 del “Ho finito lo zucchero, ne hai un po’ da prestarmi?”, a vere e proprie forme di democrazia partecipativa in cui viene deliberata dalla popolazione di una determinata zona una scelta da compiere in una materia che riguarda la comunità, senza dover demandare a qualche rappresentante. Releazioni virtuali e al contempo fisiche favorite proprio dalla condivisione di spazi comuni e dalla prossimità in cui tutti gli utenti si trovano. Un modo, appunto, di tornare a formare comunità condominiali, di quartiere, cittadine, grazie all’uso delle nuove tecnologie.

Alcuni social network sono già nati a questo scopo. StreetBank è un sito che permette di condividere e prendere in prestito cose dal proprio vicinato. Basta inserire il proprio codice postale, digitare ciò di cui abbiamo bisogno (anche qualcuno con una particolare capacità che ci sarebbe utile) e si vedrà apparire una lista di chiunque abbia ciò che stiamo cercando nel raggio di un miglio intorno a noi.

Puoi avere accesso a una vasta quantità di cose che le persone nel tuo vicinato prestano o danno via, e puoi accettare offerte di aiuto che hanno fatto. Per esempio, se tu metti un Dvd puoi avere accesso a un’intera collezione di Dvd.

Proprio come era una volta?

Si, ai vecchi tempi

Un altro esempio interessante è FixMyStreet, un servizio che si pone come obiettivo quello di ridurre le distanze tra cittadini e politica. Il sito infatti aiuta le persone a denunciare, far vedere e discutere problemi con il loro consiglio locale permettendo di visualizzarli  semplicemente attraverso la localizzazione su una mappa. Principalmente FixMyStreet si occupa di cose rotte, sporche, danneggiate, oggetti scaricati abusivamente o abbandonati che necessitano di essere riparati, puliti…

Due idee che mostrano le potenzialità dei social e la loro flessibilità di utilizzo. Strumenti malleabili capaci di adattarsi alle varie esigenze per cui possono essere creati.

Per vederli altri modelli: How online network can transform communities

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  1. Pingback: I social network e la democrazia partecipativa | Social.ismi

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