Volevo solo essere banale

Chiamiamo nostra mamma al telefono, entusiasti: “Mi faccio un caffè!”. Cerchiamo un amico appositamente per dirgli “Guarda la pasta che mi sono preparato per pranzo”. Incontriamo un conoscente (se il nostro rapporto con lui è sempre stato superficiale, c’è un motivo e lo sappiamo) e gli parliamo delle nostre disavventure amorose.

Descritte così sono situazioni assurde, eppure racconti come questi li facciamo continuamente, senza nemmeno chiederci se hanno una qualche rilevanza per qualcuno che non sia noi. Portiamo un episodio qualunque di questi nell’ambito di un social network: succede ogni secondo. Le foto che uplodiamo su Instagram, gli aggiornamenti di stato di Facebook, un tweet. Condividiamo moltissimi aspetti delle nostre vite in tempo reale, appoggiandoci a strumenti che ci permettono di farlo.

Da quando le nostre esistenze sono cosi interessanti da diventare dei racconti avvincenti, originali, ben scritti anche nei suoi aspetti più insignificanti e banali?

Loggandosi a Facebook ci si trova davanti un flusso di vite eccezionali. A tutti non capita quello che capita a tutti. Ogni cosa che ci succede è degna di essere detta a un centinaio x di contatti. Oltre ai miei due migliori amici, con cui ieri sera ho passato il trentacinquesimo sabato sera fantastico su trentacinque,  ogni mio contatto è interessato a “Serata fantastica in compagnia di Tizio e Caio!”. Passare una bella serata è un evento così eccezionale da dover essere condiviso col mondo.

Il valore di molte esperienze è traslato dall’essere rilevante per me e la mia cerchia di affetti, a esserlo per l’universo. Siamo al centro di un costante racconto di noi stessi in cui non c’è spazio per le cose normali. Quelle o si caricano di senso, rendendole così rilevanti da poter essere condivise, oppure non possono trovare spazio nelle scrittura in tempo reale della nostra autobiografia.

Questa è una caratteristica su cui si basano i social network. Tutti però, bene o male, consentono di avere qualcosa in più di una semplice vetrina unita a servizi che si possono trovare da qualunque altro parte. Tutti, tranne uno. C’è un piccolo, insignificante, cavilloso baco nel tuo simpaticissimo mondo Mark: se sono semplicemente uno come tanti, che me ne faccio di Facebook?

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