Accettalo, perderai quasi tutto

C’è un limite intrinseco a qualunque futuro verso cui ci muoveremo. Ed è già ben presentetumblr_mm219fgiQ31sp4ggqo1_500 sotto i nostri occhi, chiaro. Lo è sempre stato. Il limite è il tempo.

Lo streaming, le cloud, la tendenza a dispositivi portatili sempre più connessi, ci danno la possibilità di accedere a una mole infiniti di dati, informazioni, video, musica, foto. In qualunque momento ci troviamo davanti, in qualsiasi luogo noi siamo, suppergiù l’intero scibile umano. Da testi antichissimi digitalizzati all’ultima variante sul tema “gattini che fanno cose carine”.
Pur restringendo il campo a pochi settori e a una precisa collocazione temporale la quantità di cose rimane mastodontica. Sono un appassionato di musica –ossessionato sarebbe la definizione più corretta- e già solo aprendo un servizio come Spotify mi trovo ad aver a che fare con continui rimandi a roba che manco conosco. La mia volontà di approfondire è altissima. Ma tra me e la mia voracità devo inesorabilmente scontrarmi con la mancanza di tempo. Anche se decidessi di passare ogni secondo della mia vita ad ascoltare musica coprirei una percentuale non troppo rilevante di tutto ciò che è stato prodotto.

Di questo aspetto parla benissimo Linda Holmes su Monkey See, un blog di Npr News, in un post intitolato “The sad, beautiful fact that we’re all going to miss almost everything”. Vale la pena citarne uno stralcio esteso.

You used to have a limited number of reasonably practical choices presented to you, based on what bookstores carried, what your local newspaper reviewed, or what you heard on the radio, or what was taught in college by a particular English department. There was a huge amount of selection that took place above the consumer level. (And here, I don’t mean “consumer” in the crass sense of consumerism, but in the sense of one who devours, as you do a book or a film you love.)

Now, everything gets dropped into our laps, and there are really only two responses if you want to feel like you’re well-read, or well-versed in music, or whatever the case may be: culling and surrender

Culling is the choosing you do for yourself. It’s the sorting of what’s worth your time and what’s not worth your time. It’s saying, “I deem Keeping Up With The Kardashians a poor use of my time, and therefore, I choose not to watch it.” It’s saying, “I read the last Jonathan Franzen book and fell asleep six times, so I’m not going to read this one.”

Surrender, on the other hand, is the realization that you do not have time for everything that would be worth the time you invested in it if you had the time, and that this fact doesn’t have to threaten your sense that you are well-read. Surrender is the moment when you say, “I bet every single one of those 1,000 books I’m supposed to read before I die is very, very good, but I cannot read them all, and they will have to go on the list of things I didn’t get to.

It is the recognition that well-read is not a destination; there is nowhere to get to, and if you assume there is somewhere to get to, you’d have to live a thousand years to even think about getting there, and by the time you got there, there would be a thousand years to catch up on

If “well-read” means “not missing anything,” then nobody has a chance. If “well-read” means “making a genuine effort to explore thoughtfully,” then yes, we can all be well-read. But what we’ve seen is always going to be a very small cup dipped out of a very big ocean, and turning your back on the ocean to stare into the cup can’t change that.”

1098Senza farne una questione morale, il fatto che ci siano un numero di dati prossimo all’infinito tra cui scegliere e un tempo definito a disposizione è un limite serio a cui si va incontro. Con così tante opzioni diventa difficile non soccombere .

Più di tutto, quello di cui avremo bisogno in futuro sarà qualcuno o qualcosa che ci sappia orientare in questo universo talmente ricco e vasto in cui rischiamo di perdere continuamente la rotta. Con l’accessibilità immediata onnipresente abbiamo un disperato bisogno di mappe e di qualche intrepido esploratore che si avventuri a tracciare quelle strade. Perché solo selezionando e non eliminando (surrender vs. culling ) possiamo non rimanere sepolti dalla mole.

La sfida sta nel riuscire a fare questo senza castrare la possibilità di trovare quello che non si cercava. E dando la più grande varietà possibile di mappe in modo che ognuno possa costruirne una propria personale orientandosi con alcune di quelle.

Tenendo sempre ben presente che il tempo è il nostro limite.

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