I social network e la democrazia partecipativa

StreetMix-1Ne scrivevo qualche mese fa: i social network possono essere a servizio del cittadino. Un utile strumento che permette alle comunità di confrontarsi su questioni condivise e segnalare alle amministrazioni problemi da risolvere.
Lo spettro delle tematiche che si possono mettere in campo è molto più ampio, basta la volontà di realizzarle per far si che le decisioni che riguardano una comunità possano essere proposte da chi ne fa parte.

Il vantaggio è che lo si può fare non limitandosi ad essere solo sentinelle che lanciano un allarme quando vedono qualcosa che non funziona ma si può agire in prima persona avendo a disposizione strumenti efficaci per trovare una soluzione. Grazie alla teconolgia infatti questioni che possono apparire complesse sono rese estremamente più semplici e alla portata di tutti.

Hai mai pensato di ridisegnare una via della tua città per renderla più bella o efficiente? Con Streetmix è possibile. Sebbene il servizio risulti limitato a un solo scenario in cui combinare vari elementi, l’idea è di quelle realmente utili e, con un po’ di necessario sviluppo, può fare di ognuno di noi un urbanista. E non solo, ci permetti di condividere sui social la nostra creazione e, perché no, proporla a un assessore o al sindaco della nostra città.

Se i social e il web 2.0 stanno cambiato il nostro modo di comunicare, potranno farlo anche nel nostro modo di partecipare alla vita pubblica. La via per una democrazia partecipativa piena forse è più vicina di quanto si pensi.

L’uso di Streetmix e le sue potenzialità le spiega meglio di me Potenza Smart. Leggi: Ridisegnare le vie della tua città.    

Volevo solo essere banale

Chiamiamo nostra mamma al telefono, entusiasti: “Mi faccio un caffè!”. Cerchiamo un amico appositamente per dirgli “Guarda la pasta che mi sono preparato per pranzo”. Incontriamo un conoscente (se il nostro rapporto con lui è sempre stato superficiale, c’è un motivo e lo sappiamo) e gli parliamo delle nostre disavventure amorose.

Descritte così sono situazioni assurde, eppure racconti come questi li facciamo continuamente, senza nemmeno chiederci se hanno una qualche rilevanza per qualcuno che non sia noi. Portiamo un episodio qualunque di questi nell’ambito di un social network: succede ogni secondo. Le foto che uplodiamo su Instagram, gli aggiornamenti di stato di Facebook, un tweet. Condividiamo moltissimi aspetti delle nostre vite in tempo reale, appoggiandoci a strumenti che ci permettono di farlo.

Da quando le nostre esistenze sono cosi interessanti da diventare dei racconti avvincenti, originali, ben scritti anche nei suoi aspetti più insignificanti e banali?

Loggandosi a Facebook ci si trova davanti un flusso di vite eccezionali. A tutti non capita quello che capita a tutti. Ogni cosa che ci succede è degna di essere detta a un centinaio x di contatti. Oltre ai miei due migliori amici, con cui ieri sera ho passato il trentacinquesimo sabato sera fantastico su trentacinque,  ogni mio contatto è interessato a “Serata fantastica in compagnia di Tizio e Caio!”. Passare una bella serata è un evento così eccezionale da dover essere condiviso col mondo.

Il valore di molte esperienze è traslato dall’essere rilevante per me e la mia cerchia di affetti, a esserlo per l’universo. Siamo al centro di un costante racconto di noi stessi in cui non c’è spazio per le cose normali. Quelle o si caricano di senso, rendendole così rilevanti da poter essere condivise, oppure non possono trovare spazio nelle scrittura in tempo reale della nostra autobiografia.

Questa è una caratteristica su cui si basano i social network. Tutti però, bene o male, consentono di avere qualcosa in più di una semplice vetrina unita a servizi che si possono trovare da qualunque altro parte. Tutti, tranne uno. C’è un piccolo, insignificante, cavilloso baco nel tuo simpaticissimo mondo Mark: se sono semplicemente uno come tanti, che me ne faccio di Facebook?

L’erba del vicino è sempre più social

E se i social network oltre a collegare persone ai capi estremi del mondo mettessero in contatto anche chi vive sullo stesso pianerottolo? Se la mancanza di relazioni con chi è più prossimo, e la difficoltà di aggregazione di comunità iperlocali, fosse, almeno  in parte, contrastata da questi strumenti? La rete, pur avendo nella sua essenza dinamiche globali, favorisce la creazioni e la proliferazione di nicchie e di community iperspecialistiche. Non solo sulla base di interessi comuni ma partendo anche da uno spazio condiviso. Si può prendere il quartiere di una città e creare una rete in cui ci sono tutti i suoi abitanti. Da qui costruire tutta una serie di interazioni che possono passare dal semplice chiedere o dare in prestito qualcosa (un film, un libro, etc.), alla risoluzione di qualche problema domestico (“Ho un tubo che perde, qualcuno sa come ripararlo?”), al prendere decisioni condivise su questioni che riguardano tutti, come quale tipo di illuminazione adottare per una strada.  Un ampio spettro di possibilità che vanno da una versione 2.0 del “Ho finito lo zucchero, ne hai un po’ da prestarmi?”, a vere e proprie forme di democrazia partecipativa in cui viene deliberata dalla popolazione di una determinata zona una scelta da compiere in una materia che riguarda la comunità, senza dover demandare a qualche rappresentante. Releazioni virtuali e al contempo fisiche favorite proprio dalla condivisione di spazi comuni e dalla prossimità in cui tutti gli utenti si trovano. Un modo, appunto, di tornare a formare comunità condominiali, di quartiere, cittadine, grazie all’uso delle nuove tecnologie.

Alcuni social network sono già nati a questo scopo. StreetBank è un sito che permette di condividere e prendere in prestito cose dal proprio vicinato. Basta inserire il proprio codice postale, digitare ciò di cui abbiamo bisogno (anche qualcuno con una particolare capacità che ci sarebbe utile) e si vedrà apparire una lista di chiunque abbia ciò che stiamo cercando nel raggio di un miglio intorno a noi.

Puoi avere accesso a una vasta quantità di cose che le persone nel tuo vicinato prestano o danno via, e puoi accettare offerte di aiuto che hanno fatto. Per esempio, se tu metti un Dvd puoi avere accesso a un’intera collezione di Dvd.

Proprio come era una volta?

Si, ai vecchi tempi

Un altro esempio interessante è FixMyStreet, un servizio che si pone come obiettivo quello di ridurre le distanze tra cittadini e politica. Il sito infatti aiuta le persone a denunciare, far vedere e discutere problemi con il loro consiglio locale permettendo di visualizzarli  semplicemente attraverso la localizzazione su una mappa. Principalmente FixMyStreet si occupa di cose rotte, sporche, danneggiate, oggetti scaricati abusivamente o abbandonati che necessitano di essere riparati, puliti…

Due idee che mostrano le potenzialità dei social e la loro flessibilità di utilizzo. Strumenti malleabili capaci di adattarsi alle varie esigenze per cui possono essere creati.

Per vederli altri modelli: How online network can transform communities